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Allattamento: la mia esperienza

Data: Fri, 29 Nov 2002
Da: Maura
A: <[email protected]>

Ho letto gli interventi sull'allattamento al seno, ed anch'io vorrei raccontarvi la mia esperienza.

Sono la mamma di Davide, che ha appena compiuto un anno.

Quando Davide è nato io avevo 40 anni, alla prima gravidanza e senza alcuna esperienza di bambini.

L'ospedale nel quale è nato comunque da alcuni anni, cambiando totalmente l'indirizzo precedente, favorisce totalmente l'allattamento al seno, quindi non vengono dati ai bambini nè ciuccetti, nè acqua zuccherata, ma portati alle mamme per parecchie ore, ed incoraggiati all'attacamento al seno già poche ore dopo la nascita, per quelli nati con il cesareo, ed immediatamente per quelli nati con parto naturale. Vengono organizzati, non solo corsi di preparazione al parto, ma corsi di allattamento (3 incontri). Io avevo partecipato al primo di questi incontri, nel quale in un video venivano spiegati tutti i possibili inconvenienti e problemi durante l'allattamento, e come superarli, come tirare e conservare il latte ecc.

Davide è nato con 3 settimane di anticipo, sapevo già di dover fare il taglio cesareo per presentazione podalica, quando improvvisamente sono iniziate spontaneamente le contrazioni e quindi tutto è stato accelerato ed anticipato.

La prima volta che me lo hanno portato si è attaccato succhiando avidamente.

Il mattino dopo mi è stata comunicata la notizia: sospetto di sindrome di down e necessità di eseguire il cariotipo. Addirittura il prelievo sul quale eseguire l'esame è stato portato da noi personalmente a Genova (che dista circa 150 Km) per accelerare l'esito, poi l'ospedale ha impiegato una settimana, da quando gli è pervenuto il risultato per comunicarcelo.

I giorni di degenza in ospedale sono stati davvero stressanti: tutti i parenti e conoscenti vengono a congratularsi e complimentarsi, e intanto c'è quel terribile sospetto che piano piano si insinua diventanto sempre più concreto, che qualcosa non va, ma che ti devi tenere dentro.

In effetti Davide non si attacava tanto al seno, perchè dormiva tantissimo. Al secondo giorno dal parto ho avuto la montata lattea, molto abbondante, con seno dolente e arrossato: si era già verificato un ingorgo, forse perchè il bambino non aveva succhiato abbastanza, ma nello stesso tempo per lui ora era difficilissimo succhiare con un seno in quelle condizioni. Mi spiegano che devo spremere il capezzolo per fare fuoriscire il latte e devo fare delle spugnature con acqua calda per ammorbidire il seno. Ma è difficile fare tutto ciò nel lavandino di una camerata di sei letti, con il rischio di qualche visitatore che capita fuori orario. Come meglio posso eseguo queste operazioni per due volte, mi portano il bambino che dorme beato e continua tutta la mattinata. Nel frattempo eseguono l'ecografia al cuore che non rileva alcun tipo di problema. Nel pomeriggio per fortuna è di turno un'ostetrica che conosco ed a cui faccio vedere il mio seno, lei si consulta con un'infermiera del nido) e decidono (mi sembra di capire andando contro le direttive generali, ma ritenendolo necessario, sotto loro responsabilità) di tirarmi il latte, per evitare una mastite. Mi attaccano quindi al tiralatte elettrico per circa 15 minuti, poi dobbiamo interrompere perchè devono fare le pulizie (mi sembra di essere Fantozzi). Per tutto il pomeriggio Davide dorme e si risveglia gridando come un'aquila (per fortuna quando vuole si fa sentire) solo quando lo riportano al nido. I giorni successivi più o meno uguali: il bambino dorme tantissimo, non vedo l'ora di tornare a casa.

Finalmente dovrebbe essere giunto il momento, per me tutto procede bene, posso essere dimessa, mentre per il bambino mi consigliano di rimanere ancora perchè e calato troppo di peso e bisogna tenerlo controllato, inizia un'ulteriore stress: il sistema della doppia pesata, prima e dopo la poppata per verificare quanto prende. Non ce la faccio quasi più, Davide continua a dormire beato, io la notte non riesco a dormire e le ore non passono mai. Mi tirano ancora una volta il latte (10 minuti questa volta). "Complimenti signora potrebbe allattare tutto il nido". Questa frase mi ha dato la sicurezza di cui avevo bisogno, il latte era abbondante e quindi dovevo perseverare, ero intenzionata ad allattarlo col mio latte.

Diamo a Davide il mio latte con il biberon, il giorno dopo ho paura che ci vogliano tenere ancora, ma a questo punto ho deciso, firmerò per uscire. Contrariamente alle mie paure, invece danno il parere favorevole il bambino inizia a recuperare peso, e sta bene, possiamo finalmente andare a casa.

Mi spiegano che se voglio dargli il latte materno devo procurarmi un tiralatte e alimentarlo con il biberon in quanto non ha abbastanza forza per succhiare. L'ipotonia è proprio connessa con la sindrome di Down, oggi invece sono sicura che nel caso di Davide l'ipotonia era dovuta alla sua nascita un po' anticipata.

A casa mi sento molto più tranquilla, non mi procuro il tiralatte ma inizio ad attaccare Davide al seno tutte le volte che vuole. Lui mi sembra che stia bene, mangia e dorme. Purtroppo nei successivi controlli presso il nido dell'ospedale, risulta che il bambino cresce poco. Ogni volta incontro un pediatra diverso che per prima cosa mette in dubbio il fatto che io abbia abbastanza latte. Persisto nel mio personale metodo di allattamento, e per assurdo le cose iniziano ad andare per il verso giusto quando, per vie traverse, ho il risultato del cariotipo che conferma la sindrome di Down.

Al successivo controllo presso l'ospedale risulta che Davide è cresciuto 90 gr. in 3 giorni (e continuerà con questa costanza sino ai quattro mesi), mi consegnano il risultato ufficiale del cariotipo, pervenuto da Genova e non ci vedono più.

Da allora ho allattato Davide al seno fino a nove mesi e mezzo, poi effettivamente non avevo più abbastanza latte e siamo passati al biberon.

Mi rendo conto che Davide è un bambino più fortunato di altri perchè, pur avendo la sindrome di down, non ha molti dei problemi connessi con la sindrome stessa, sono comunque contenta di non essermi arresa nei primi tempi e di aver creduto nelle mie e nelle sue potenzialità.

Ringrazio per questo spazio di condivisione e saluto tutti i genitori di bimbi veramente speciali.

Maura