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Per Elisabetta ( viva la sincerità )

From: "Delfina"
To: "Conosciamocimeglio Down" <[email protected]>
Date: Thu, 2 Jan 2003

Sono rimasta piacevolmente colpita dalla lettera di Elisabetta, educatrice della bambina con sindrome di Down che frequenta la prima elementare.

Ho sentito tenerezza per la bambina, pensando ai primi giorni di scuola di mio figlio, e la spontaneità e la dolcezza con cui Elisabetta espone il "problema" mi fa pensare che sia una persona molto sensibile e adatta al ruolo che svolge.

Il fatto di "mettersi in discussione" è quella che io ritengo una dote e che le insegnanti per prime dovrebbero possedere.

I miei pensieri sono corsi subito al periodo in cui Paolo, ora quindicenne, frequentava la prima elementare; il primo ricordo piacevole che mi viene in mente è l'osservazione che nei primi tempi mi fece l'insegnante di Italiano: "Paolo va avanti di pari passo con gli altri suoi compagni nell'acquisizione dell'alfabeto".
Poi non ricordo di aver vissuto altri momenti altrettanto "piacevoli", ma pian piano che l'apprendimento di Paolo rallentava rispetto ai suoi compagni mi veniva fatto sentire tutto il peso di quello che per le insegnanti veniva definito un "problema difficile da gestire".

La stessa insegnante un giorno ha scritto sul quaderno un grande "MALE!" perché a suo dire Paolo non si era impegnato a fare un compito.

Da parte mia ritengo ancora che quello sia stato l'inizio del problema vero e proprio di Paolo: la sua insicurezza e la paura di sbagliare.

E' rimasto nella stessa scuola per tutti gli anni delle elementari per dargli la possibilità di rimanere con i compagni che ormai conosceva dalla scuola materna perché mi sembrava che gli fossero affezionati (o forse erano solo abituati a vederlo?), intanto cambiava anche qualche insegnante, compresa quella tirata in ballo, senza contare l'andirivieni delle insegnanti di sostegno che ha contribuito a generare altra insicurezza.

Ho avuto la fortuna di essere assistita da una brava logopedista che mi ha guidata nel colmare le mancanze che purtroppo c'erano nella scuola, nel frattempo ha preso in carico Paolo un'altra brava psicologa e l'abbiamo iscritto alle medie in un'altra scuola molto valida per la presenza di un collegio docenti molto sensibile al tema dell'integrazione scolastica degli alunni portatori di handicap.

Ora Paolo frequenta la terza media perché, insieme all'equipe multidisciplinare, abbiamo deciso di trattenerlo ancora un anno in terza ed affrontare il prossimo anno un inserimento in una scuola superiore.

Ho voluto far conoscere un po' la nostra storia per sottolineare quanto sia importante la collaborazione con gli insegnanti per far sì che l'integrazione di un bambino "diverso" non diventi un "problema difficile da gestire", ma una risorsa per tutti i suoi compagni di classe che imparano così a capire quali siano i veri valori che aiutano a crescere la persona.

Non ho la risposta in tasca per quanto riguarda le sue domande ma, come madre di un figlio in difficoltà penso di poterle suggerire che le risposte date in modo semplice alle domande che le rivolgono bambini ancora in tenera età siano la cosa migliore.

Penso anche che si può spiegare in modo altrettanto semplice qual'è l'origine della diversità della compagna di classe, affinché non crescano con un'idea fantasiosa di una malattia strana e misteriosa; a tale proposito mi è capitato tra le mani un opuscolo a fumetti che si adatta benissimo all'età di quei bambini e che spiega proprio come succede che un bambino possa nascere con un cromosoma in più:

si intitola "COLLA": UN INCONTRO STRAORDINARIO e nasce da un'idea dell'Associazione Genitori Persone Down-Bologna insieme al C.E.P.S. da cui è stato realizzato. Il testo riporta, se si può divulgare, questo indirizzo: Via Colombarola 46 - 40128 BOLOGNA - tel.051/322041 - fax 051/325468.

Volevo dire un'ultima cosa: Quando Paolo è arrivato nella nuova scuola Media nessuno dei suoi compagni lo conosceva, ma io non l'ho mai visto andare a scuola così contento di stare con i suoi amici (come lui li chiama) ed è diventato anche più sicuro di sè.

Un giorno una sua compagna mi ha confidato che all'inizio aveva paura di avvicinarsi a Paolo perché non sapeva cosa dire e cosa fare, ma in seguito l'ha conosciuto meglio ed ha capito che va trattato allo stesso modo con cui tratta gli altri compagni di classe, compreso prendersi in giro e litigare.

Questo ha fatto dire anche a me VIVA LA SINCERITA'.
Sono d'accordo di rendere pubblica questa mia lettera se lo ritenete opportuno altrimenti chiedo, per cortesia, di essere messa in contatto con Elisabetta.
Grazie e cordiali saluti.
Delfina