La
parola alle famiglie
Percorsi integrati e progetti di vita
Narrative based medicine
Premessa:
questo capitolo ha preso il via da un'esperienza che viene raccontata
nella seguente mail, e dalle prime risposte di colleghi e famiglie che
hanno sostenuto l'iniziativa.
La raccolta di esperienze, commenti, testimonianze, documenti
e articoli scientifici in riferimento ai percorsi integrati e progetti
di vita continua ora con la collaborazione di tutti voi. 
Percorsi integrati. La parola alle famiglie.
Sono una pediatra di famiglia che ha avuto il privilegio di essere
invitata ad una riunione transnazionale di progetto del partenariato
europeo di apprendimento "La
Pedagogia dei Genitori" organizzata, nell'ambito del programma
Socrates/Grundtvig 2, dalla Sezione di Pisa-Livorno dell'AIPD. Al
progetto collaborano il "Comitato per l'integrazione scolastica
degli handicappati" di Torino, la Sezione di Brindisi dell'AIPD,
l'Associazione "Integrazione" di Villaverla (VI), l'organizzazione
"Children in Scotland" di Edinburgo (UK) e la Sezione
Midi-Pyrenées del GIPH di Tolosa (F).
Argomento: valorizzazione dell'esperienza e delle competenze
educative dei genitori di bambini in situazione di handicap.
Confesso di aver accolto l'invito dopo ben due anni di solleciti affettuosi
del coordinatore, dott. Enrico Barone, e fughe nel pregiudizio da parte
mia (genitori che si trasformano in tecnici o formatori...! il ruolo dei
genitori è affettivo, altrimenti si causano danni emotivi e relazionali
disastrosi...ecc. Sono stata implacabile.)
Questa volta un barlume di autonomia intellettuale mi ha spinta a verificare
di persona: sto studiando la famiglia. E non da ieri. Vado.
Ho ascoltato le testimonianze di molti genitori e di una sorella ( in
rappresentanza di molti genitori e di molte sorelle e fratelli, provenienti
da diversi paesi europei), i racconti pacati e semplici dei loro percorsi
di vita.
Inglese, francese e italiano, diverse condizioni sociali, professioni
e religioni, molte diverse malattie rare: le famiglie si alternavano nell'esprimere
un unico grande sentimento di dignità e speranza.
Non ho colto mai un solo raggio di aggressività o polemica.
Mai.
Solo collaborazione, coraggio, competenza, sofferenza, impegno, amore,
comprensione.
Ora sono confusa. Più del solito, sì. Ma non è una
sensazione sgradevole.
E' quasi una liberazione.
Sto rileggendo a piccole dosi le testimonianze, identificandomi via via
con le figure professionali incontrate dalla famiglie: siamo solo apparizioni
fugaci, nel tempo cambiamo, e l'unica vera continuità è
la famiglia, che si fa carico anche dei danni provocati da noi, dalla
nostra incompetenza, improvvisazione, presunzione, disorganizzazione,
deresponsabilizzazione, e ne sopravvive.
In compenso mi illumino leggendo la descrizione di alcuni rapporti felici,
quindi possibili, che hanno veramente cambiato le cose, secondo le famiglie,
e sono sempre rapporti in cui il tecnico prima di tutto ASCOLTA, con l'anima,
senza pregiudizi. Anche se poi non ha grandi mezzi per FARE.
Ma perché è così difficile? Perché questo
metodo così efficace e così poco dispendioso deve essere
così inapplicato, sconosciuto, negato?
In questi mesi di riflessione, ristudiando i documenti dell'AAP sull'assistenza
integrata, i documenti costruttivi dell'ACP, la nostra legislazione, le
raccomandazioni per i percorsi assistenziali, i principi della "Narrative
based Medicine" e dell'EBM, ripensando l'esperienza personale di quasi
30 anni di lavoro con le famiglie fino alla riflessione comune dello scorso
anno guidata dal Prof. P.Mastroiacovo lungo la "Maratona di Esperienze
di Assistenza Integrata al Bambino con Malattia Rara e alla Sua Famiglia",
ed esplorando discipline socioeconomiche e metodologie di ricerca e programmazione
(bibliografia e
links a docs e relazioni in allegato) sento che questo ruolo dei genitori
è ovunque riconosciuto, ma...
solo concesso, non implorato, come dovrebbe.
Non esplorato, come dovrebbe.
Le famiglie sono considerate espressione di bisogni, prima che fonte
di risorse e sostegno.
Sono ancora oggetto di pianificazione, più che soggetti attivi
in primo piano.
Il nostro sito pediatrico è nato per la collaborazione con le
famiglie.
Durante il primo anno di attività, l'area narrativa ha accolto
alcune testimonianze (tra cui diverse di sorelle e fratelli) che fanno
emergere l'importanza per noi pediatri di ascoltare, rispettare, seguire,
accompagnare.
Ed è per questo che sono confusa, ora:
"ascoltare, rispettare, seguire, accompagnare". Mi sentivo
molto avanzata per questo. "Io nel mio ruolo concedo spazio, apro
porte e finestre. Sono un medico illuminato."
No.
Sono ottusa e presuntuosa.
Io non devo solo "ascoltare, rispettare, seguire, accompagnare".
Devo prima sedermi lì, nel banco, tabula rasa, e "apprendere".
Ribaltare i ruoli, per un pò, per pareggiare i conti, e poi proseguire
alla pari.
Sperando che poi anche i genitori mi concedano di essere ascoltata, rispettata,
seguita, accompagnata, per il contributo che posso offrire, in funzione
dei bisogni del loro bambino e della loro famiglia.
E con queste premesse faccio una proposta: la parola alle famiglie.
Invoco l'apertura di una Libera Università dei Genitori, a cui
iscrivermi come pediatra discente.
Invitiamo le famiglie a raccontare i loro percorsi, le loro storie, le
loro esperienze di vita, anche in relazione alla rete di sostegno sociale,
medico e scolastico in cui sono inserite. Accogliamo le testimonianze
sul sito www.conosciamocimeglio.it, se lo riterranno utile.
Chiederemo aiuto per analizzare quelle testimonianze, per individuare
le linee guida comuni,le specificità che non possono essere codificate,i
bisogni che devono essere rispettati.
Chiederemo aiuto alle famiglie, che hanno già strutturato un sistema
di parole chiave da valutare, e poi anche ad altri tecnici, ma in modo
paritario.
L'ascolto. Un arte dimenticata, necessaria come il latte materno. Come
raccontare fiabe.
Questa volta sento di essere io la persona che deve farsi accettare,
rispettando delle regole.
Ora mi siedo e ascolto.
Roma, 23 Maggio 2003
Flavia Luchino
Pediatra di Famiglia
Allegato:
Percorso bibliografico:
il pediatra e la famiglia. Chi guida chi?
|