Nel quotidiano di Giorgia

A: [email protected]
Da: Rossella
Data: Friday, September 24, 2004 12:10
subject: Nel quotidiano di Giorgia

Ora che mia figlia frequenta il nido, ho più tempo da dedicare ai miei interessi e per riflettere.
Proprio oggi, facendo una passeggiata nel parco, pensavo: che cos’è, in fondo, la normalità?

Mio marito ed io abbiamo superato momenti duri, ma fortunatamente siamo ritornati ad essere gli stessi di prima: pieni di ottimismo e di bei progetti per il futuro.
Serenità, spensieratezza, vita tranquilla… Sono concetti sognati da tanta gente normale, eppure, anche se ho una figlia Down, mi sento di toccarli spesso.

Il pregiudizio, il luogo comune, l’indifferenza: ne sono ben consapevole,
e come madre ho un confronto continuo con i miei limiti e le mie debolezze ogni qualvolta mi accorgo di fare dei paragoni, di essere sconfortata, di sentirmi ferita e delusa.

Ma Giorgia ha diritto ad un domani migliore in una società migliore e, per quanto la riguarda, un inizio è nei nostri occhi, quelli del suo papà e della sua mamma.
Dovrà avere, quindi, spalle larghe e pelle dura, e queste due cose solo mio marito ed io potremmo dargliele, con serenità e per quanto sarà possibile.

Quando Giorgia avrà abbastanza anni da capire, sarà lei in prima persona a dover vivere sulla sua pelle l’indifferenza, la diffidenza, sarà lei che dovrà essere abbastanza forte da far valere la sua “speciale abilità” colma di inaspettate sorprese, ma inadeguata alle attese del comune sentire.

A meno che non ci sia , nel frattempo, una svolta nel comune sentire.

Questa svolta è già cominciata: nel quotidiano di Giorgia parte da me e da mio marito nelle piccole circostanze di tutti i giorni, senza strafare ma lavorando come la goccia d’acqua che buca la roccia.

Il fatto di vivere l’handicap in casa, di affrontare ogni giorno le barriere che si creano inevitabilmente intorno ai problemi, di qualsiasi sorta siano, mi fa sentire aperta e disponibile per prima, senza troppe tergiversazioni, con naturalezza: per i miei parenti, per gli amici, i vicini di casa, le insegnanti, per il quartiere, per la città e così via in cerchi sempre più ampi.

Io capisco le loro difficoltà: anch’io, prima, ero come loro.

E non servono le parole, per far capire me: bastano i fatti di tutti i giorni perché questa è la mia normalità.

Rossella Catalano Roma, 23 Settembre 2004