Appello ai genitori di ragazzi Down
inseriti nelle scuole superiori

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Subject: Appello ai genitori di ragazzi Down inseriti nelle scuole superiori
Date: Mon, 11 Oct 2004 16:35:54 +0200

Carissimi tutti
eccomi qua, come d'accordo voglio iniziare questa bella conversazione tra noi genitori che abbiamo in comune questi nostri figli un po' speciali, aiutati da persone altrettanto speciali che mettono a nostra disposizione il loro tempo e le loro competenze.
Sono la mamma di Paolo, e, con il suo papà, viviamo in una città del Nord. Il fratello più grande ha 25 anni e vive già fuori casa.
Paolo ha ormai 17 anni, dico ormai perché mi sto rendendo conto che tutti questi anni sono passati veloci a dispetto della "lentezza" con cui gli abbiamo vissuti; il motivo è che per raggiungere qualsiasi tappa nel raggiungere gli obiettivi che ci eravamo posti (imparare a parlare, a leggere e scrivere a lavorare a scuola in autonomia) abbiamo dovuto pazientare ed attendere per tempi molto lunghi e i risultati finora raggiunti non sono del tutto positivi.
Paolo è un ragazzo molto socievole e cerca la compagnia dei suoi coetanei, si ispira al modello del fratello maggiore perché anche lui vorrebbe andare ad abitare in una casa sua, vorrebbe prendere la patente, andare in motorino, guidare la macchina, avere la fidanzata. Come facciamo noi a dirgli che lui non potrà soddisfare i suoi desideri, che non sono realizzabili per una persona che ha la sindrome di Down?
Paolo è diventato un ragazzo robusto, ha una corporatura abbastanza simile ai ragazzi della sua età ed è dotato di una notevole forza fisica; pur non praticando sport in modo continuo, riesce a fare la sua nuotata in piscina con molto slancio e quest'estate è successo un fatto nuovo che ci ha fatto provare un'intensa emozione: è riuscito ad imparare ad andare in bicicletta senza le rotelle di sostegno!!! E' stata così gratificante per lui questa conquista che l'ha reso ancora più maturo e sicuro di se.
Paolo ha fatto il suo percorso scolastico integrato nelle classi comuni ed ora è iscritto al secondo anno di una scuola superiore ad indirizzo agrario. E' stato inserito in una classe dove ha trovato un'ottima accoglienza da parte dei compagni e tutt'ora ha scelto un piccolo gruppo con cui condividere scherzi e marachelle. Sul piano didattico le difficoltà sono enormi anche in considerazione del fatto che questa scuola non ha esperienza di presenze di portatori di handicap e forse non riesce ad organizzarsi al meglio. Ci dobbiamo affidare al buon senso di alcuni insegnanti che si sentono più coinvolti nella buona riuscita dell'integrazione scolastica, per altri è scontato delegare l'insegnante di sostegno, perché, come tutti sappiamo, la quantità delle ore di sostegno assegnate non sono mai sufficienti a garantire un supporto adeguato alle esigenze dei nostri figli. Hanno bisogno di una guida costante e di stimoli mirati a consolidare le loro abilità e potenzialità, curando naturalmente l'aspetto dell'autonomia che va sollecitato per raggiungere maturità e consapevolezza. Il programma differenziato rispetto ai compagni li porta spesso ad isolarsi e la soluzione migliore per tutti diventa lavorare da solo con l'insegnante di sostegno. Sono previste 6 ore di attività pratica in azienda, 5 sono coperte anche dall'insegnante di sostegno, dove lui lavora volentieri e si sente gratificato perché lo si capisce dallo stato d'animo con cui arriva a casa e ci racconta le cose che ha fatto o visto. Altrettanto non si può dire delle ore che trascorre in classe quando si deve "accontentare" di stare seduto ad ascoltare e veder lavorare gli altri, perché ci sono degli insegnanti che dicono di non riuscire a fargli svolgere un compito in autonomia. Io mi sono fatta l'idea che, probabilmente, quegli insegnanti non riescono a prendere in considerazione che, forse, bisogna attivare delle metodologie adatte per entrare in comunicazione con il ragazzo che hanno di fronte, oppure, altra ipotesi, che ciò richiede troppo impegno e spreco di energie. Cerco di capire che le difficoltà sono palpabili in una classe di 27 allievi (le norme per l'integrazione scolastica chi le osserva più, se i presidi permettono questo?), ma noi dobbiamo salvaguardare il benessere psico-fisico dei nostri figli e tutelare un ragazzo che non sempre può difendersi dalle difficoltà ambientali.
Noi siamo orgogliosi di nostro figlio e possiamo dire che viviamo abbastanza bene, seppure la nostra esistenza sia segnata da tante difficoltà che ci vengono sopratutto dall'esterno. Ci riteniamo fortunati perché Paolo non ha problemi di salute e questo ci aiuta a superare le tante traversie con il mondo della scuola perché siamo sicuri di una cosa in assoluto: non vogliamo affidarlo ai centri socio-riabilitativi dell'azienda sanitaria, pretendiamo un posto al sole per Paolo.
Vorrei lanciare un appello ai genitori di ragazzi Down inseriti nelle scuole superiori per avere informazioni sulle loro esperienze ed in particolare, se hanno fatto dei percorsi misti istruzione-formazione, e con quali modalità.
Spero nel vostro aiuto.
Grazie e saluti a tutti.
Delfina

From: "M. Teresa Calignano"
Date: Sat, 16 Oct 2004 23:03:41 +0200

Gentile Delfina,
quello che espone è un problema comune un po' a tutti.
Per una buona riuscita dell'integrazione scolastica, soprattutto in una superiore, occorre che ci siano una serie di circostanze fortuite: un bravo dirigente scolastico, disponibilità massima del docente che ha il maggior numero di ore, un ottimo insegnante di sostegno, una percentuale di compagni di classe con vissuti che li hanno resi sensibili verso certe realtà, ecc.
Non è giusto, lo so, ma purtroppo questo è quello che, quotidianamente, accade.
Da quanto racconta "Quando un insegnante ci ha detto in modo categorico che non è possibile sostenere anche la presenza dell'insegnante di sostegno in classe" sembra evidente una certa forma di intolleranza, frutto forse della
propria incapacità ad affrontare una situazione, ma anche l'incapacità a far lezione in presenza di un'altra persona "competente" . Sono molti gli insegnanti che non amano avere in classe persone che, in qualche modo, possono esprimere giudizi.
Ma forse, ci sono aule troppo piccole, forse la classe è particolarmente vivace, forse..........
Quando mio figlio ha frequentato le superiori (la scuola alberghiera) ci sono state tante cose che non andavano, ma c'erano anche molte cose positive. Non so lì da voi, ma qui le scuole professionali sono un po' snobbate, per cui alcuni docenti si sentono penalizzati e sperano di transitare in altre scuole più prestigiose: licei, tecnici. Per questo mio figlio cambiava spesso i professori, ma per fortuna gli insegnanti delle materie pratiche rimanevano gli stessi. Un anno ha avuto un'insegnate di francese che i ragazzi chiamavano "signora Coriandoli", personaggio televisivo di quei tempi.
Ci incontrammo in un consiglio di classe e appena mi vide, cinguettò: "Non vedevo l'ora di conoscerla perche ho bisogno di chiederle alcune cose".
Bene - ho pensato - finalmente un'insegnante è contenta di conoscermi e vuole conoscere anche mio figlio.
"Mi dica" ho cinguettato anch'io. E lei: "Come mai suo figlio non mi chiede mai di andare in bagno?". E' stato istintivo per me rispondere "Ce l'ha! Giuro che ce l'ha. Il fatto che lo usi poco fuori casa, probabilmente dipende dal fatto che ho
cercato di abituarlo a non usare i servizi se non in caso di vera necessità.
Sa, io lavoro in ambiente sanitario e ci tengo molto all'igiene". E' stata l'unica cosa che mi ha chiesto. Potrei raccontarle, Delfina, tantissime cose. Questa l'ho raccontata per strapparle un sorriso, ma credo che desidera  qualche  indicazione più concreta.
Aumentare le ore di sostegno non cambierebbe molto la situazione. Forse si può pensare a un progetto di alternanza scuola-lavoro, ma si dovrebbe attivare anche lei.
Un progetto lo si può attuare anche con un accordo  con un fiorista, un vivaista, un ortolano, una cooperativa dove Paolo potrebbe recarsi due volte a settimana. Io non conosco Paolo, non so quali sono le sue capacità e i suoi comportamenti, ma credo che si sentirebbe più realizzato in un contesto misto.
Potrebbe provare lei a prendere contatti con qualcuno e parlarne poi con l'insegnante di sostegno.
In genere si fa un progetto che prevede un percorso scolastico per l'acquisizione di certi comportamenti e di certe abilità, poi si passa al pratico con un tutor.
Se Paolo ha un sostegno per 6 ore settimanali e il progetto prevede 6 ore a settimana di alternanza lavoro, potrebbe essere l'insegnante di sostegno la figura del tutor, oppure si possono prevedere 4 ore settimanali in modo di averne altre due a scuola. Man mano che Paolo acquisisce sicurezza, il tutor diminuirà la sua presenza.
I genitori, se possibile,  devono farsi promotori e collaborare.
Non so se può essere un'idea realizzabile, ma è una possibile strada da percorrere.
Se dovesse aver bisogno, le posso fare avere una copia di convenzione che la scuola stipula con l'azienda che accoglie lo studente. Posso anche farle avere una copia di progetto.
Cordiali saluti.
M. Teresa Calignano